A cura di Lara Ricci e Roby Massino
 
Breve storia dei Cacellotti e Ciantafurche
 

   Imperia è il frutto dell’unione di due città distinte, Oneglia e Porto Maurizio, le quali sono da sempre rivali. Tutto ebbe inizio nel 1200, con la guerra tra i Portorini e gli Onegliesi, che erano allora soggetti alla curia di Albenga.

 

Oneglia pretendeva di estendere il suo territorio fino al torrente Baitè, mentre Porto Maurizio affermava di aver sempre dominato fino al fiume Impero.

     

Porto Maurizio chiese aiuto a Genova ed ebbe la Meglio su Oneglia, dando origine alla rivalità che si protrae ancora oggi.

     

I due nomi Cacellotti e Ciantafurche, che distinguono rispettivamente i Portorini e gli Onegliesi, hanno origine dal rifiuto, dato da Porto Maurizio alla costruzione della forca che venne così situata ad Oneglia (da qui Cianta Furche, letteralmente pianta forche) mentre il boia venne designato a Porto Maurizio e si chiamava Cacella ( da qui Cacellotti).

    

Anche dopo la loro unione in una sola città di nome Imperia (dal torrente che la divide), i due borghi hanno continuato a festeggiare due santi patroni diversi; recentemente è stato stabilito un santo patrono unico, San Leonardo, nativo del Parasio, ma nonostante questo Oneglia continua a festeggiare S. Giovanni.

    

La parte che un tempo era il fulcro di Porto Maurizio è il Parasio, nome che deriva dal latino e che significa palazzo.

    

Infatti ancora oggi si parla di “palazzo” per definire il potere superiore.

    

All’interno delle mura che circondavano il Parasio ( i resti delle quali si possono ancora vedere sotto le logge di Santa Chiara) si entrava da porta Martina, un monumentale portale che si trovava alla cima dell’attuale via Carducci, ai tempi denominata “muntà di ebrei”.

 

Tale portale ora si trova a Genova sopra la stazione di Brignole

    

In passato, nella parte alta del Parasio, era ubicata la parrocchiale di San Maurizio da cui si ergeva un campanile affacciato sul mare.

    

Un violento terremoto rovinò la chiesa ma nel 1780 fu approvata la ricostruzione di una nuova parrocchiale che oggi sorge ai piedi del Parasio.

    

Il lavoro fu affidato a Gaetano Cantoni e realizzato tra il 1781 e il 1838.

    

Il duomo è la più grande chiesa in stile neoclassico della Liguria.

    

La chiesa più antica del Parasio è l’Oratorio di San Pietro, in stile barocco con interno completamente affrescato, che risale al 1200, era inizialmente un mulino a vento e successivamente, alla fine del 1700 si costituì la confraternita di S. Pietro ancora oggi in attività.

    

Dietro la chiesa di S. Pietro si nota, da poco restaurato, il palazzo Lavagna, importante anche perché ospitò Napoleone durante le sue campagne.

    

Caratterizzante del Parasio è il loggiato del convento di Santa Chiara, aggiunto nel 1741 alla più antica costruzione (1300).

    

Le origini risalgono al 1365, ma si ha notizia certa della presenza di suore clarisse nel 1405; esse però solo nel 1530 ottengono una chiesa propria con l’istituzione della stretta clausura.

    

Nel 1600 risulta funzionante nel monastero un educandato pensione che determina l’ampliamento del fabbricato, tra vicende alterne e prove la comunità vide una intensa fioritura nel 1700 per opera del francescano S. Leonardo da Porto Maurizio, che vivificò in esse l’ideale di preghiera, povertà e letizia.

    

Dopo il forzato abbandono del monastero nel 1810, le suore tornarono decimate nel 1825 con l’impegno della scuola esterna delle fanciulle.

    

Ma la seconda soppressione le metteva duramente alla prova e i tempi che seguirono non furono dei migliori.

    

Scampate al pericolo di una vendita per il progetto del comune nel 1925, le clarisse ripresero con fervore la vita di fraternità, benché ridotte di numero, esse restano fedeli alla vocazione contemplativa, accettando una povertà operosa e lieta, dentro una splendida cornice naturale che le invita a lodare il Creatore.